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Stilli (ong Italia): “Leone XIV sia la spina nel fianco di Trump”

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ROMA – “Uno statunitense di Chicago, che però è stato missionario in Perù: sarà una spina nel fianco per il presidente Donald Trump”. Lo dichiara all’agenzia Dire la portavoce dell’Associazione delle ong italiane (Aoi) Silvia Stilli, commentando la nomina del cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano, a nuovo Pontefice della Chiesa cattolica, col titolo di Leone XIV.

“E’ presto per fare pronostici” premette Stilli, “ma ci sono elementi incoraggianti”. Primo tra tutti, il suo lungo passato di missionario in Perù, dal 1985 al 1999, “un paese difficile, dove si registrano violazioni dei diritti, abusi e povertà diffusa. Lui restò sempre vicino alla popolazione, agli ultimi”. Una doppia “cittadinanza” quindi, statunitense-peruviana, che unisce Nord e Sud America e richiama le origini argentine di Bergoglio, come se “anche stavolta- continua Stilli- si chiamasse un pastore che arriva da Paesi dove la democrazia è sempre a rischio e i missionari sono riferimento per le comunità”.

Secondo elemento incoraggiante per Stilli, la scelta del nome: “Leone XIV, successore ideale di quel Papa Leone XIII autore dell’enciclica Rerum Novarum che ha lanciato la Chiesa pastorale, con un impegno sociale quindi, che ci fa sperare in una certa sensibilità per il mondo della cooperazione e verso i Paesi più svantaggiati”.

Infine, bene anche il primo discorso dal balcone della basilica di San Pietro: “Non solo ha pronunciato tre volte la parola ‘pace’- osserva Stilli- ma ha anche citato l’ultima omelia di Papa Francesco, a Pasqua, che mise al centro le sofferenze dei popoli e l’urgenza della pace. Sembra quindi vicino al pensiero di Bergoglio nelle questioni globali e alla centralità ai temi dell’Agenda 2030”, ossia “diritti, partenariati, lotta alla fame e a tutte le forme di povertà”.Un Papa americano con cui quindi “Donald Trump non potrà fare a meno di confrontarsi e misurarsi quando porta avanti le politiche anti-migratorie o la ‘guerra’ agli aiuti umanitari e allo sviluppo a livello globale. Una spina nel fianco, insomma”, conclude la portavoce di Aoi.
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