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Riscossione, ANC chiede correttivi per tutelare i professionisti

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Appello a Governo e Parlamento dell’Associazione Nazionale Commercialisti: modificare l’articolo 48-bis

Negli ultimi mesi numerosi professionisti hanno manifestato all’Associazione Nazionale Commercialisti, presieduta da Marco Cuchel (nella foto), forti preoccupazioni per gli effetti applicativi della disciplina introdotta dall’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973, come modificata nel 2026.

La nuova normativa, nei confronti della quale ANC ha avuto già modo di sollevare le sue obiezioni, pur perseguendo il condivisibile obiettivo di rafforzare il recupero dei crediti erariali, rischia di determinare effetti particolarmente gravosi nei confronti dei professionisti che svolgono attività in favore delle Pubbliche Amministrazioni.

Il meccanismo del riversamento diretto dei compensi all’Agente della riscossione può, infatti, incidere sulla liquidità necessaria per garantire la continuità dell’attività professionale, il pagamento dei collaboratori, dei dipendenti, dei fornitori e degli adempimenti fiscali e previdenziali correnti.

La modifica introdotta dalla legge di bilancio 2026 ha determinato una grave disparità di trattamento per professionisti e lavorato autonomi rispetto ad altre categorie di creditori della Pubblica Amministrazione, per quanto riguarda i meccanismi di controllo e la soglia economica che fa scattare il blocco o lo storno dei pagamenti.

Le principali criticità che l’Associazione intende segnalare riguardano:

il recupero di somme che non costituiscono reddito, quali IVA e contributi previdenziali integrativi;

la possibile sottrazione di gran parte del compenso maturato, con conseguenti difficoltà nel sostenere i costi indispensabili per l’esercizio della professione;

un trattamento che, nella pratica, può risultare più incisivo per i professionisti che operano con la Pubblica Amministrazione rispetto ad altri contribuenti, incidendo sulla continuità dell’attività lavorativa e sulla capacità di produrre nuovo reddito.

ANC condivide pienamente il principio secondo cui il pagamento dei tributi costituisce un dovere costituzionale e ritiene che il recupero dei crediti erariali debba essere efficace e tempestivo, ma proprio per questo ritiene, altresì, necessario che il legislatore persegua tali finalità attraverso strumenti rispettosi dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e capacità contributiva, evitando che il recupero del credito pubblico comprometta la possibilità del professionista di continuare a esercitare la propria attività.

Per queste ragioni ANC propone un intervento correttivo dell’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973, finalizzato a rendere il sistema di riscossione più equo, sostenibile ed efficace.

ANC propone l’introduzione, all’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973, di una disposizione che preveda:

l’esclusione dell’IVA, dei contributi previdenziali e delle anticipazioni ex art. 15 del D.P.R. n. 633/1972 dalle somme assoggettabili al recupero;

il limite massimo della trattenuta nella misura di un quinto del compenso imponibile netto;

la sospensione del recupero in presenza di procedure di regolazione della crisi o di rateazioni regolarmente rispettate.

La richiesta che l’Associazione rivolge al legislatore nasce dal fatto che una riscossione efficace non può compromettere la capacità del professionista di continuare a lavorare.

Garantire la continuità degli studi professionali significa tutelare il lavoro, favorire il risanamento delle posizioni debitorie e assicurare, nel tempo, un recupero più stabile ed efficace delle entrate erariali.

L’Associazione Nazionale Commercialisti auspica che il legislatore intervenga tempestivamente per rendere il sistema più equo, proporzionato e coerente con i principi costituzionali di capacità contributiva, tutela del lavoro e libertà di iniziativa economica.

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