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Pensioni, Fava (Inps): in 5 anni la spesa è passata da 268 a 319 miliardi, un aumento del 19%

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nell’ultimo decennio dell’età media alpensionamento da 62,1 a 64,6 anni
Roma, 17 ott. (askanews) – Nel 2023, secondo le rilevazioni della Ragioneria Generale dello Stato, la spesa pensionistica cresce rispetto al 2022 del 7,4% attestandosi al 15,3% del Pil, uno dei più elevati d’Europa. Così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, durante un’audizione nella commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, sottolineando che “negli ultimi cinque anni è passata da 268 a 319 miliardi di euro con una crescita di quasi il 19%”.
Nel biennio 2023-2024 la spesa in rapporto al Pil “aumenta significativamente portandosi sopra il 16%, anche a causa dell’elevato livello della perequazione imputabile al significativo incremento dell’inflazione”.
Le ragioni di una spesa pensionistica elevata “sono storicamente riconducibili a un sistema pensionistico in passato generoso – ha poi affermato il presidente dell’Inps – sia dal punto di vista dei requisiti pensionistici che da quello del metodo di calcolo, che, seppur modificato dal 1995, produce ancora effetti sulla spesa pensionistica in ragione dello stock di pensioni ancora vigenti liquidate con il metodo precedente”.
Nel 2023, ha detto Fava, “l’età effettiva di pensionamento è in linea con quella degli altri Paesi europei e solo leggermente superiore alla media Ue, nonostante in Italia la speranza di vita sia tra le più alte d’Europa. Inoltre, il tasso di sostituzione della pensione rispetto all’ultima retribuzione percepita prima del pensionamento resta tra i più elevati in Ue, pari al 59%, quasi 14 punti percentuali sopra la media europea, anche in ragione dell’elevato peso dell’aliquota di contribuzione. Per completare il quadro occorre ricordare come in Italia il secondo pilastro del nostro sistema pensionistico, la previdenza complementare, necessita di un suo ulteriore sviluppo. Le potenzialità di questo secondo pilastro necessitano di interventi di promozione che il Psb introduce tra le iniziative mirate alla sostenibilità del sistema pensionistico”.
Fava ha aggiunto che negli anni successivi al 2024 “la spesa in rapporto al Pil si manterrebbe sostanzialmente stabile fino al 2026 per poi riprendere ad aumentare moderatamente superando il 17% nel 2036. Questa dinamica è essenzialmente dovuta all’incremento del numero di pensioni come conseguenza dell’uscita dal mondo del lavoro dei nati negli anni ’60-’70 (baby boomers). Successivamente dopo un periodo di stabilità, la spesa diminuisce gradualmente tornando a livelli prossimi al 16% nel 2050 e al di sotto del 14% dal 2059. Tale dinamica decrescente è determinata dall’applicazione generalizzata e a pieno regime del calcolo contributivo contestualmente all’applicazione dei meccanismi di stabilizzazione previsti dal sistema pensionistico (adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione in funzione della speranza di vita), espressamente disegnati per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema e l’adeguatezza delle prestazioni”.
Le riforme pensionistiche approvate negli ultimi 30 anni, dall’accesso al pensionamento ai sistemi di calcolo, “hanno posto le basi per adattare il nostro sistema pensionistico alla nuova realtà demografica ed economica. Queste riforme hanno allungato la vita lavorativa e si stima che porteranno la spesa pensionistica in rapporto al Pil su un sentiero di riduzione dopo l’aumento atteso dovuto all’accesso al pensionamento delle generazioni dei baby boomers che determineranno la gobba pensionistica. In particolare, meccanismi automatici di adeguamento alla speranza di vita, dei requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione, hanno determinato un incremento nell’ultimo decennio dell’età media al pensionamento da 62,1 a 64,6 anni”. Così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, durante un’audizione nella commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

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