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Patrimonio culturale immateriale, parte da qui la ‘rivoluzione’ italiana

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Da oggi a L’Aquila riunione delle Comunità Patrimoniali promossa della Rete Faro organizzata col CNR-ITC (Istituto per le Tecnologie della Costruzione) e in collaborazione con la Direzione Cultura del Consiglio d’Europa

Un patrimonio diffuso che testimonia la ricchezza e la diversità culturale dell’Italia e il ruolo centrale degli strumenti – come le ‘Comunità Patrimoniali’ – nella sua valorizzazione, evidenziando la necessità di rafforzare azioni di tutela, trasmissione e promozione a livello locale e nazionale.

E’ questo uno dei temi più importanti che saranno discussi – in occasione del ventennale della firma della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro) – a L’Aquila, Capitale della Cultura 2025.

La città ospiterà, infatti, dal 24 al 26 ottobre l’undicesima riunione delle Comunità Patrimoniali della Rete Faro Italia e la tavola rotonda dal titolo “Il patrimonio culturale immateriale e la Convenzione di Faro”.

L’iniziativa è organizzata dal CNR- Istituto per le Tecnologie della Costruzione (CNR- ITC) e dalla Rete Faro Italia, in collaborazione con la Direzione Cultura del Consiglio d’Europa e con il patrocinio del Comune dell’Aquila, nell’ambito del progetto PRIN PNRR M.A.C.IN.A.

L’evento favorisce il coinvolgimento delle nuove generazioni nella cura e trasmissione dei saperi e delle memorie collettive, rendendo le comunità patrimoniali un motore di sviluppo sostenibile e innovazione sociale.

“Il patrimonio culturale immateriale – fatto di saperi, pratiche, tradizioni e memorie condivise – è una risorsa viva e in continua trasformazione. Esso rafforza l’identità delle comunità e contribuisce allo sviluppo culturale e sociale delle città”, sottolinea Massimo Clemente (nella foto), direttore dell’ITC-CNR.

Per tutelare e valorizzare queste espressioni, l’UNESCO ha adottato nel 2003 la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, ratificata dall’Italia nel 2007.

La Convenzione definisce un quadro di azione per identificare, documentare, conservare, proteggere e promuovere il patrimonio immateriale, riconoscendone il ruolo strategico nella coesione sociale e nella trasmissione dei saperi tra le generazioni.

A questa prospettiva si affianca la Convenzione di Faro (Consiglio d’Europa, 2005), che pone al centro il diritto delle persone e delle comunità patrimoniali a partecipare attivamente alla vita culturale e alla valorizzazione del proprio patrimonio.

Applicare i principi di Faro nelle politiche urbane significa mettere le persone al centro dei processi di rigenerazione culturale, promuovendo modelli di governance inclusivi e sostenibili. In questo contesto, il patrimonio immateriale diventa motore di innovazione, dialogo e sviluppo per le città contemporanee.

L’UNESCO, ricorda Clemente, ha riconosciuto 17 elementi italiani nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, tra cui proprio all’Aquila il rito della Perdonanza.

Questo solenne rito, che si svolge ogni anno a fine agosto nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, permette ai fedeli di ricevere la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena, riprendendo la prima indulgenza plenaria concessa da Papa Celestino V nel 1294.

Le pratiche immateriali italiane sono però molto più numerose degli elementi ufficialmente riconosciuti dall’UNESCO.

Feste popolari, saperi artigianali, rituali religiosi, danze, dialetti e conoscenze legate ai territori rappresentano un patrimonio diffuso che merita di essere studiato, documentato e valorizzato.

“Il CNR-Istituto per le Tecnologie della Costruzione – conclude Massimo Clemente – è da anni impegnato nella valorizzazione del patrimonio culturale con un approccio transdisciplinare, come dimostrano il progetto di Action Research per la Valorizzazione del Molo San Vincenzo nel porto storico di Napoli e il più recente progetto PRIN PNRR M.A.C.IN.A., dedicato alla definizione di piattaforme digitali di gestione del costruito storico nelle aree interne”.

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