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Oggi a Gaza funerali collettivi per 112 palestinesi, tra di loro 40 minori

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ROMA – Save the Children chiede alle autorità israeliane di eliminare le restrizioni all’accesso delle squadre di ricerca e recupero e dei macchinari e attrezzature specialistiche per recuperare le persone ancora sepolte sotto le macerie e di porre fine agli attacchi aerei che continuano a causare dolore e morte a Gaza. Lo si apprende da una nota. I corpi di 40 minori figuravano tra le 112 vittime palestinesi sepolte oggi a Gaza, in uno dei più grandi funerali collettivi nel territorio palestinese occupato dall’inizio del conflitto nell’ottobre 2023. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. I resti dei bambini e degli adolescenti sono stati recuperati dalle macerie di un complesso residenziale distrutto da un attacco aereo israeliano a Gaza City nel novembre 2023. Nonostante le operazioni di recupero, le ricerche sono tutt’altro che concluse: secondo le notizie diffuse, si stima che altre 157 persone siano ancora sepolte sotto le macerie dello stesso edificio. Questo funerale è un drammatico promemoria del fatto che il bilancio umano della guerra continua ben oltre la fine dei bombardamenti. Oltre 21.000 minori sono stati uccisi a Gaza dall’ottobre 2023, mentre il mese di luglio ha segnato il periodo più letale per i palestinesi dall’entrata in vigore del “cessate il fuoco”.

“Oggi a Gaza assistiamo a scene strazianti: familiari e amici di decine di bambini e adulti hanno finalmente potuto dare sepoltura ai propri cari. Nessuna famiglia dovrebbe subire il dolore di perdere un figlio e, oltre a questo, l’umiliazione di non poterne seppellire il corpo. Eppure, per innumerevoli famiglie a Gaza, questa è diventata la realtà quotidiana. Le autorità israeliane continuano a limitare l’accesso alle squadre di ricerca e recupero e a impedire l’ingresso di macchinari pesanti, attrezzature specialistiche e risorse forensi necessarie per recuperare le persone ancora sepolte sotto le macerie. Queste restrizioni devono essere revocate immediatamente. Le famiglie hanno il diritto di recuperare, identificare e piangere i propri figli. Le autorità israeliane devono inoltre porre fine agli attacchi aerei che continuano a causare dolore a sempre più famiglie per la perdita dei propri cari”. Così Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa dell’Est. Save the Children opera nel Territorio palestinese occupato dal 1953, con una presenza stabile dal 1973. Collabora con i partner per fornire servizi sanitari e nutrizionali, istruzione di qualità, protezione dell’infanzia, sostegno allo sviluppo nella prima infanzia, sostegno economico e altri aiuti umanitari essenziali.
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