giovedì, 17 Settembre , 26

Svolta Fed, tassi di interesse su negli Usa per la prima volta dal 2023. È scontro con la Casa Bianca: “Decisione infelice e immotivata”

I tassi salgono di 25 punti base, al 3,75%-4%. Il neo presidente Kevin Warsh 'voluto' da Trump delude le sue aspettative: "Decisione unanime contro l'inflazione". Giornata nera per il Dow Jones

Gaza, “in fuga o morti” i cristiani sono la metà dal ‘7 ottobre’. Pizzaballa: “Ora solo 541”

E "vivono da sfollati, come tutta la popolazione della Striscia". Il racconto del patriarca di Gerusalemme alla Tre giorni del clero di Bologna

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Che cos’è un “membro associato” dell’Unione Europa?

Non si sa ancora, è uno status non regolamentato in alcun trattato. Ma il Canada potrebbe diventarlo, ha detto von der Leyen
HomePoliticaImprese. Scalzi (Cne): non si difende il lavoro indebolendo chi lo crea

Imprese. Scalzi (Cne): non si difende il lavoro indebolendo chi lo crea

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ROMA – L’autunno si apre con un panorama economico complesso: mercati incerti, contratti in stallo, tensioni sindacali e un costo del lavoro in costante aumento. In un Paese in cui la produttività cresce meno dei proclami, le imprese si trovano a sostenere da sole il peso dell’instabilità, mentre il dibattito pubblico continua a oscillare tra ideologia e retorica. Secondo le analisi dati condotte da FederImprese Europa – si legge in una nota della Cne – oltre un terzo delle aziende italiane segnala un aumento medio dei costi operativi tra il 10% e il 15% rispetto al 2024, mentre quasi una su cinque ha ridotto la propria capacità produttiva a causa di rallentamenti contrattuali, scioperi o carenze di manodopera qualificata. Un quadro che mette a rischio non solo i margini d’impresa, ma anche la stabilità occupazionale di intere filiere. “Il vero paradosso è che in Italia si difende il lavoro indebolendo chi lo crea- dichiara Tommaso Scalzi, vicepresidente di FederImprese Europa- Ogni fermo, ogni vertenza e ogni blocco produttivo non è un gesto simbolico: è un costo reale, che qualcuno dovrà pagare. E il conto, alla fine, ricade sempre sugli stessi, ovvero imprenditori e lavoratori”.

IL RECUPERO DI UN EQUILIBRIO SOSTENIBILE TRA CAPITALE E LAVORO

L’analisi di FederImprese Europa evidenzia come la conflittualità diffusa e la rigidità contrattuale possano generare, entro la fine dell’anno, una perdita fino al 9% dei livelli occupazionali nei comparti produttivi più esposti, con effetti a catena sull’intero sistema economico. In questo scenario, la priorità non è lo scontro, ma il recupero di un equilibrio sostenibile tra capitale e lavoro, capace di garantire continuità e crescita. “Non servono stagioni calde né inverni di allarme sociale- aggiunge Scalzi- Serve un nuovo patto di realtà, dove la difesa del lavoro parta dal riconoscimento del valore dell’impresa. Senza impresa non c’è salario, senza produttività non c’è welfare, e senza visione non c’è futuro”. FederImprese Europa “invita Governo, parti sociali e sistema bancario a costruire un tavolo permanente per la competitività e l’occupazione, basato su dati concreti e non su formule ideologiche. Solo da un dialogo fondato sulla responsabilità reciproca potrà nascere un’economia stabile, capace di proteggere ciò che davvero conta: il lavoro che resta e l’impresa che resiste” conclude la nota.
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