ROMA – Con una lettera aperta indirizzata ai vertici europei, oltre 400 tra ex ministri, funzionari e ambasciatori, esortano un’azione immediata per fermare il progetto di insediamento israeliano, noto come E1, che prevede la costruzione di migliaia di abitazioni in Cisgiordania. Si tratta di un vero e proprio piano messo in piedi da Tel Aviv, per annettere illegalmente tutta l’area palestinese.
È quanto riporta l’agenzia di stampa Wafa. Tra i firmatari ci sarebbero anche l’ex vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell e l’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt. “L’Unione europea e i suoi Stati membri, in collaborazione con i loro partner, sono tenuti ad adottare misure urgenti per dissuadere Israele dal proseguire la sua annessione illegale di territori palestinesi in Cisgiordania”, scrivono i firmatari.
COSA PREVEDE IL PIANO DI INSEDIAMENTO E1
Il progetto di insediamento E1 è stato approvato dalle autorità israeliane ad agosto 2025 e mira a dividere in due la Cisgiordania minando così, di fatto, la continuità di un futuro Stato palestinese. A dicembre dello stesso anno, Israele con la pubblicazione di un bando di gara, ha inoltre dato il via alla costruzione di 3400 abitazioni a est di Gerusalemme su un’area complessiva di 12 chilometri quadrati. Stando a quanto scrivono i firmatari, i bandi di gara saranno pubblicati l’1 giugno, per questo chiedono all’Unione Europea di affrontare l’argomento il prima possibile: una data utile potrebbe essere quella del prossimo 11 maggio, data in cui è prevista la riunione del Consiglio Affari Esteri. Nella lettera, i firmatari propongono anche alcune sanzioni per tutti coloro che partecipano ai bandi di gara o sostengono il piano E1: tra queste il divieto di visto e l’impossibilità di svolgere attività commerciali in Ue.
Secondo Peace Now, il numero totale di unità abitative approvate dal Consiglio Superiore di Pianificazione israeliano nel 2026, ammonta a 3.732 unità. A tal proposito, l’organizzazione sottolinea che “la rapidità con cui si sono svolte le discussioni e le approvazioni, in questo caso, riflette la determinazione del governo israeliano a riprendere l’attività di insediamento nella Cisgiordania settentrionale, anche in aree in cui non vi era presenza di coloni da oltre vent’anni”, scrive l’organizzazione.
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