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Guerra in Iran, Bassetti avverte: “Non solo farmaci, a rischio anche le risonanze magnetiche”

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ROMA – La crisi internazionale potrebbe avere conseguenze dirette anche sulla sanità, in modi meno evidenti ma potenzialmente rilevanti. Tra questi, c’è il rischio legato alla carenza di elio, un elemento fondamentale per il funzionamento delle risonanze magnetiche. A richiamare l’attenzione sul tema è l’infettivologo genovese Matteo Bassetti, intervenuto durante la rubrica “Il medico risponde” su Primocanale.

Bassetti ha spiegato che l’elio liquido è indispensabile per mantenere attivi i magneti superconduttori delle apparecchiature per la risonanza magnetica. Senza questo gas, gli strumenti diagnostici rischiano di rallentare o addirittura fermarsi. “Il tema dell’elio è centrale, è utilizzato in macchine molto importanti come la risonanza magnetica. Il gas, raffreddato allo stato liquido, è indispensabile per mantenere attivi i magneti superconduttori delle apparecchiature. Una sua eventuale scarsità, legata alle tensioni geopolitiche e alla concentrazione della produzione in poche aree del mondo, rischia quindi di trasformarsi in un problema concreto per ospedali e pazienti. Non un’emergenza immediata, ma un segnale di fragilità del sistema sanitario globale”

La crisi internazionale sta, infatti, già incidendo su un altro fronte: il costo dei medicinali. Secondo Bassetti, i prezzi sarebbero aumentati di circa il 20%, in linea con il rialzo generale dei costi energetici e delle materie prime. Un fenomeno che coinvolge tutta la filiera e che potrebbe avere effetti concreti su ospedali e pazienti. Le difficoltà non riguardano solo il reperimento dei principi attivi, ma anche elementi meno evidenti come il packaging. Molti farmaci utilizzano materiali come alluminio o derivati del petrolio, oggi più costosi e meno facilmente reperibili. Un aspetto monitorato anche da enti come Agenzia Italiana del Farmaco e Organizzazione Mondiale della Sanità, che da tempo segnalano criticità nelle catene di approvvigionamento globali.

Il punto centrale, sottolinea l’infettivologo, è l’equilibrio economico della produzione. “Se diventa più caro produrre, diventa difficile la rimborsabilità. Se un antibiotico viene pagato 20 euro ma produrlo costa 30, io non lo produco più. Farmaci salvavita, antibiotici, oncologici, ma anche il paracetamolo potrebbero venire a mancare”.

Niente allarmismi, ma attenzione. Nonostante il quadro complesso, l’invito è a evitare comportamenti impulsivi: non ha senso fare scorte di farmaci. Piuttosto, è necessario monitorare la situazione e auspicare un allentamento delle tensioni internazionali prima che gli effetti diventino più concreti.
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