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Granchio blu in Campania: istituzioni, università e ricerca unite per la tutela del comparto ittico

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Regione Campania, mondo accademico e istituti di ricerca in campo per monitorare la presenza del Granchio blu lungo i litorali regionali. I primi risultati del progetto pilota “Granchio blu Campania” sono stati presentati a Napoli nel corso dell’undicesima edizione del Campania Innovation Village, il network dedicato all’innovazione nel Mezzogiorno. L’iniziativa risponde a una specifica attività di monitoraggio conoscitivo promossa a livello nazionale dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, mirata a mappare la diffusione e le caratteristiche della specie nei diversi litorali italiani.

“Il progetto Granchio blu Campania è un passo avanti importante per il settore ittico dell’acquacoltura campana, perché risponde alla richiesta del ministero di effettuare un monitoraggio relativo alla presenza di questa specie alloctona sulle nostre coste”, ha spiegato Aniello Anastasio, direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. “Questa specie ha da tempo interessato altre zone del Paese, come la laguna veneta, e adesso il ministero intende raccogliere dati scientifici precisi sul grado di presenza lungo i nostri litorali”.

Il punto di forza del progetto, condotto in stretta collaborazione con le cooperative e le associazioni dei pescatori locali, risiede nel suo approccio multidisciplinare. L’Università Federico II, in sinergia con il partner operativo Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), sta conducendo una serie approfondita di valutazioni chimiche, microbiologiche e sanitarie per comprendere l’interazione della specie con l’ecosistema locale e mapparne il profilo biologico. Accanto allo studio ambientale, la ricerca punta a una vera e propria attività di valorizzazione, focalizzata sulla possibilità di inserire stabilmente il crostaceo all’interno della filiera agroalimentare e commerciale, trasformando la presenza della specie in una risorsa economica per i pescatori.

“L’idea è quella di caratterizzarlo dal punto di vista nutrizionale, analizzando la presenza di vitamine, acidi grassi particolari e trigliceridi; molecole complesse che vanno oltre i parametri standard riportati in etichetta – evidenzia Anastasio – perché una strategia vincente può essere proprio quella di accogliere questa nuova realtà biologica e utilizzarla come risorsa.”

La disseminazione del progetto Granchio blu è gestita da Cosvitec nell’ambito dell’intervento  “Protezione delle risorse biologiche marine attraverso un monitoraggio della popolazione del granchio blu” a valere su PN FEAMPA 2021-2027.

La Regione Campania ha scelto di muoversi strutturando una rete scientifica solida prima che la presenza del crostaceo possa impattare sulle attività economiche del comparto. Maurizio Cinque, dirigente UOS Pesca e Acquacoltura della Regione Campania, sottolinea: “La Regione, insieme all’università e al mondo dei pescatori, sta studiando il fenomeno in una fase precoce. Attraverso gli accordi nell’ambito del FEAMPA 2021-2027 stiamo indagando, monitorando e conoscendo la situazione, al fine di pianificare azioni preventive ed efficaci”.

Rispondendo a un quesito sulla reale entità del fenomeno nelle acque locali, Cinque ha voluto rassicurare gli operatori del settore, evidenziando il valore della tempestività istituzionale: “È presente ma non in una dimensione preoccupante. L’elemento innovativo del progetto è proprio quello di essere intervenuti in tempi rapidi, definendo il quadro conoscitivo prima che si potessero generare criticità per il comparto. Un ruolo centrale nel monitoraggio a lungo termine è affidato all’analisi dei fattori ambientali e biologici, cruciali per garantire la continuità e l’eccellenza delle produzioni locali storiche”.

Fabio Di Nocera dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno rimarca: “Il nostro intervento è rivolto alla valutazione delle condizioni biologiche e dei fattori abiotici ambientali, così da affiancare e supportare al meglio la produzione di molluschi bivalvi in Campania”.

 

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