ROMA – Niente più materialismo storico di Marx, né monismo di Spinosa e Leibniz:, e persino un Kant in versione ‘ristretta’: le nuove indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia nei licei italiani sono un vero e proprio “disastro culturale”. La bocciatura di quelle che sono definite “scelte molto gravi” arriva niente meno da una lettera-appello firmata da oltre sessanta docenti universitari- tra cui spiccano i nomi di Massimo Cacciari, Giuseppe Licata, Sandro Mezzadra, Gaetano Lettieri.
LE NUOVE INDICAZIONI PER I LICEI, LA BOZZA ON LINE
Nel mirino le nuove “indicazioni nazionali per i Licei” emanate dal Ministero dell’Istruzione il 23 aprile 2026, definite “sconcertanti”, in particolare quelle riferite all’insegnamento della filosofia. La bozza con le novità che si intendono introdurre nei programmi scolastici è in consultazione on line fino al 31 maggio. La polemica riguarda il ridimensionamento o l’esclusione di importanti autori e correnti filosofiche: sotto la ghigliottina delle nuove proposte del Ministero dell’Istruzione e del Merito sono di fatto finiti delle colonne filosofiche come Spinoza, Leibniz e perfino Marx.
“Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società”: con queste parole sul sito del Mim viene presentato il testo delle nuove “Indicazioni nazionali per i Licei. E in particolare, rispetto a Filosofia si spiega che la riforma del programma mira ad un nuovo approccio: “Richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli”.
LA ‘TEMERARIA ESCLUSIONE’ DEI COMMISSARI DEL MIM
Ma la risposta dei professori al “nuovo approccio” è una lettera molto dura rivolta al ministero dell’Istruzione: si tratta di una netta bocciatura ai commissari che hanno redatto i nuovi programmi, accusati di “dilettantismo” e di un vero e proprio J’accuse al governo, le cui decisioni culturali sarebbero una “polpetta avvelenata” lasciata in pasto alla scuola e ai giovani.
In dettaglio, per i professori firmatari, la commissione del MiM, guidata dalla pedagogista Loredana Perla, direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari, ha operato una “temeraria esclusione” d autori dal calibro di Spinoza, Leibniz e Marx, autori rappresentativi del razionalismo, del materialismo e del pensiero critico. I docenti rilevano poi che, per quanto riguarda i teorici del contratto sociale, le indicazioni suggeriscono di scegliere “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau: così si suggerisce “implicitamente- osservano stizziti i professori- di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna”.
In sostanza, dovendo indicare “anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe meritevoli di essere studiati”, i programmi per le superiori elaborati dalla commissione guidata da Loredana Perla, la pedagogista dell’ateneo di Bari, procedono a mettere una X sopra “veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”. Spinosa, Leibniz e Marx sono citati giusto come “i casi più sconcertanti”.
NEMMENO KANT SI SALVA
Nemmeno Kant è stato lasciato immune dalla cesoia della commissione: i programmi, denuncia la lettera-appello, limitano lo studio “di un autore decisivo come Kant alla ‘sola’ idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno”.
DIETRO LE “ESCLUSIONI NON INNOCENTI” UN “FANTASIOSO PROGETTO DI EGEMONIA CULTURALE”
La lista di “tali inopinate esclusioni non innocenti” potrebbe continuare a lungo, sostengono gli accademici che intravvedono un vero e proprio ‘disegno’ in queste proposte didattiche. “Pare evidente nella composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di ‘egemonia culturale’ che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni”.
“LE NUOVE LINEE GUIDA RIESCONO A PEGGIORARE LE SITUAZIONE”
Gli accademici ancora si dicono “sconcertati” per “il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del ‘secolo breve’, spesso sacrificato da programmi scolastici, incapaci di ricomprenderlo”. Infatti, “le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione- lamentano- poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo”.
“AI FUTURI STUDENTI UNA FORMAZIONE DEBOLE E PRIVA DI RESPIRO”
In conclusione: “Un vero disastro”, è la bocciatura secca della proposta. Così si otterrà come risultato la consegna “a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra destinato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire”.
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