MILANO – Una distesa di camici bianchi davanti a Palazzo Pirelli, tra fischietti, striscioni, cartelli, slogan e fumogeni. Sono centinaia i medici di medicina generale che questa mattina hanno partecipato alla manifestazione promossa dalla Lamg, Libera associazione medicina generale, contro il nuovo accordo stralcio firmato a giugno, che prevede sei ore settimanali aggiuntive nelle Case di Comunità. Il presidio è iniziato attorno alle 10 e la protesta si è raccolta sotto la sede del Consiglio regionale della Lombardia. “La salute non è un debito orario”, recita uno dei cartelli che spiccano sopra i camici. Poco più avanti se ne leggono altri: “Il tuo medico non è qui”, “La medicina generale non si tocca: si potenzia!”, mentre un grande striscione giallo scandisce il messaggio “Salviamo la medicina generale”. In testa alla manifestazione anche lo striscione della Lamg.
Il nodo della protesta è il tempo: quello che, secondo i medici, le nuove ore nelle Case di Comunità rischiano di sottrarre all’assistenza dei propri pazienti. “Abbiamo organizzato la manifestazione perché il nuovo accordo stralcio firmato a giugno obbliga dei liberi professionisti a sei ore ulteriori di lavoro nelle Case di Comunità a settimana, quando già non abbiamo più tempo per curare i nostri pazienti”, spiega a margine del presidio Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale e presidente della Lamg. La richiesta rivolta alla Regione è di eliminare l’obbligatorietà: “Chiediamo di non rendere questo ruolo obbligatorio. Per chi lo vuole fare non c’è nessun problema, purché sia compensato con le ore effettive di lavoro”, afferma Mangiagalli. Il presidente della Lamg sottolinea quindi come, secondo l’associazione, il lavoro dei medici non possa essere misurato soltanto attraverso le ore trascorse in ambulatorio: “Lavoriamo tutti oltre 50 ore alla settimana, perché non c’è solo l’orario fisico dell’ambulatorio, c’è anche quello che facciamo fuori e al telefono. Ormai la maggior parte delle richieste viaggia su altri canali”.Dalla piazza, intanto, arriva anche la richiesta di un confronto con le istituzioni regionali. “Abbiamo chiesto un incontro, potrebbero riceverci in Regione questa mattina”, riferisce Mangiagalli, spiegando che al presidio è arrivato anche il vicepresidente della commissione Sanità del Consiglio regionale Carlo Borghetti, il quale, aggiunge, “dovrebbe incontrarci a breve”.
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