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È la Giornata mondiale delle ‘emoji’: un’indagine svela l’alfabeto emotivo digitale della Gen Z

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ROMA – In occasione della Giornata mondiale delle emoji (che si celebra proprio oggi, venerdì 17 luglio), un’iniziativa realizzata dagli studenti dell’Università Lumsa offre uno sguardo sul nuovo alfabeto digitale della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2010). A condurla sono stati oltre 400 studentesse e studenti dei corsi di Linguistica e galateo digitale (Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, Marketing e Digital Media, sede di Roma) e di Scrittura aziendale e digital writing (Corso di Laurea in Comunicazione Digitale e Marketing, sede di Palermo).

Il lavoro offre quindi un punto di vista autentico e ‘dall’interno’ sulla Generazione Z che si è sviluppato su un doppio binario, quantitativo e qualitativo: prima, un ‘dizionario delle emoji’. Documento costruito dagli studenti che seleziona 100 emoji e per ciascuna riporta il nome che la identifica, il significato reale attribuito dai giovani (spesso lontano da quello letterale), il contenuto testuale che va a sostituire ed eventuali emoji associate nell’uso comune. Un vero e proprio manuale di decodifica del linguaggio visivo della Gen Z, scritto da chi quel linguaggio lo parla ogni giorno. Poi un’intervista quantitativa, un’Indagine realizzata dagli studenti su 696 coetanei (18-25 anni), che ha misurato abitudini d’uso, obiettivi comunicativi, e quali emoji risultino più frequentemente fraintese nel dialogo tra diverse fasce d’età.

EMOJI E USO DIFFERENTE TRA GENERAZIONI

Il dizionario costruito dagli studenti rivela registri comunicativi complessi e utilizzati in modo diverso da Baby boomers e Millennials. Ad esempio, il teschio è completamente risemantizzato dalla Gen Z: non significa più morte ma “sto morendo dal ridere”. La comunicazione è quasi senza fraintendimenti tra pari Solo il 5,7% degli intervistati dichiara di essere stato spesso frainteso da altri giovani a causa di un’emoji inviata: il codice, tra coetanei, funziona ed è largamente condiviso.

PIÙ EMOJI E MENO PAROLACCE

Le emoji come ‘eufemismo digitale’: il 70,5% degli intervistati dichiara di sostituire più spesso parolacce e insulti con emoji piuttosto che scriverli, un uso che ammorbidisce il tono senza perdere la finalità. L’uso delle emoji risulta alla realtà dei fatti piuttosto contenuto: contrariamente al luogo comune del giovane che utilizza molte emoji, il 76,4% del campione dichiara di usarne meno di 20 al giorno, prediligendo spesso conversazioni solo testuali o arricchite di sticker, gif e meme.

La classifica dei preferiti. ‘Faccina che ride’ e ‘cuore rosso’ dominano nettamente le preferenze (60,1% e 39,9%) e persino il colore del cuore cambia significato: blu è lealtà e amicizia, viola legami profondi, grigio ‘situazioni complicate’.
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