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Diego Morra lancia “Il Beato”, Vermouth da Verduno Pelaverga Doc

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Milano, 12 apr. (askanews) – Diego Morra lancia “Il Beato”, il primo Vermouth di Torino a base di Verduno Pelaverga Doc, nuova etichetta che nasce a Verduno dall’incontro tra il vitigno simbolo dell’azienda, la storia del paese e un legame personale con Torino. Il nome richiama il Beato Sebastiano Valfrè, nato a Verduno nel 1629, figura profondamente legata al piccolo Comune delle Langhe. Alla sua memoria si lega anche la tradizione che lo indica tra coloro che credettero nel valore del Pelaverga, contribuendo alla diffusione di questo vitigno autoctono. Verduno riassume così tre elementi identitari che convivono nello stesso luogo, il Beato, il Pelaverga e il Barolo, in un intreccio tra storia, cultura e vino.

Il progetto segue un ideale filo rosso tra Verduno e Torino: Valfrè studiò infatti nel capoluogo piemontese, patria storica del Vermouth in Italia. Torino occupa anche un posto centrale nella vicenda personale di Diego Morra e della moglie Francesca, che lì si sono incontrati e hanno vissuto.

Alla base de “Il Beato” c’è il Verduno Pelaverga Doc varietà identitaria del territorio, caratterizzata da freschezza, bevibilità e dalla componente floreale e speziata. Il Vermouth diventa così un ulteriore strumento per valorizzare una varietà autoctona che negli ultimi anni ha conquistato attenzione crescente, parlando anche a un pubblico più giovane e curioso. La produzione è volutamente limitata e si attesta a poco meno di mille bottiglie. La ricetta è il risultato di un lavoro durato quasi tre anni, sviluppato da Morra e Francesca, con la distilleria La Cava, che ha affiancato l’azienda nella definizione dell’equilibrio finale. Il punto fermo del progetto era preservare il carattere del vino base, lasciando il Verduno Pelaverga al centro della costruzione aromatica. Attorno a questa base si muove una selezione di erbe officinali e botaniche calibrate per accompagnare il vino senza coprirlo. Accanto all’assenzio compaiono china, scorza di arancio, cardamomo, salvia e genziana, in un insieme studiato per mantenere equilibrio e riconoscibilità.

Anche l’etichetta partecipa al racconto del prodotto: il disegno richiama il territorio e il suo microclima protetto dall’arco alpino e mette in dialogo simboli fortemente riconoscibili come la Mole Antonelliana, il Belvedere di Verduno e la Cantina Diego Morra, ritratta come parte integrante del paesaggio. La Cantina coltiva circa 30 ettari tra Verduno, La Morra e Roddi, nei territori più vocati per il Barolo ma anche per varietà locali come Pelaverga, Dolcetto e Barbera.

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