L’analisi dell’avvocato evidenzia una giustizia su due sistemi paralleli
Il diritto del lavoro in Italia continua a evidenziare profonde disuguaglianze territoriali che incidono in modo diretto sulla tutela effettiva dei lavoratori. Nelle aree economicamente più sviluppate, come Milano, le vertenze vengono risolte con maggiore rapidità attraverso accordi extragiudiziali, mentre nei territori più fragili, come Taranto, chi subisce un’ingiustizia è spesso costretto ad affrontare lunghi procedimenti giudiziari. Il risultato è un sistema di giustizia a due velocità, dove il livello di benessere economico determina i tempi e l’efficacia delle tutele.
Uno dei temi più complessi e ricorrenti in materia di diritto e salute del lavoro è quello legato all’esposizione all’amianto. La legge prevede agevolazioni previdenziali specifiche, tra cui un incremento del 50% sul periodo di esposizione, con l’applicazione di un coefficiente pari a 1,5 ai fini contributivi. Tuttavia, la concreta attuazione di questi benefici si rivela tutt’altro che semplice. Ne è esempio una sentenza del Tribunale di Taranto del 2017, che ha affrontato il tema del riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti, mettendo in luce la difficoltà interpretativa della norma.
“Il contesto economico condiziona fortemente anche l’approccio ai contenziosi in materia di lavoro”, spiega l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, che opera sia a Milano che a Taranto. “Nel capoluogo lombardo, i datori di lavoro tendono a privilegiare accordi privati per evitare i costi e le attese di una causa in tribunale”. A Taranto, invece, la situazione è molto più complessa e direttamente collegata alla vocazione industriale della città. Professioni come quella del motorista navale sono tra le più colpite dall’esposizione all’amianto, con conseguenze sanitarie gravi. Non sorprende, infatti, che il territorio -storicamente legato al polo siderurgico- registri ancora tassi elevati di mesotelioma pleurico e altre patologie correlate. “In questa realtà è difficile trovare soluzioni extragiudiziali – precisa Del Vecchio – perché molte imprese non dispongono della liquidità necessaria per chiudere le vertenze in via bonaria”.
Questo genera un circolo vizioso: alle condizioni lavorative rischiose si sommano una giustizia lenta e la mancanza di strumenti di tutela immediata. Le ripercussioni sociali sono pesantissime. Le famiglie dei lavoratori esposti all’amianto si trovano spesso a combattere su due fronti – malattia e tribunale – mentre la carenza di risorse nelle imprese del Sud impedisce soluzioni rapide e dignitose. Secondo Del Vecchio, “a Taranto il numero di cause legate all’amianto è nettamente superiore rispetto a Milano, riflettendo la storia siderurgica della città e ldevastante sulla salute pubblica”. Questa concentrazione di casi ha portato a una sorta di specializzazione forzata della giustizia locale, che evidenzia una criticità strutturale del sistema.
Guardando al futuro, il diritto del lavoro italiano dovrà affrontare con decisione queste diseguaglianze. Le nuove tecnologie e gli strumenti di mediazione digitale potrebbero contribuire a ridurre il divario, ma senza interventi politici mirati il problema resterà aperto: ‘È necessaria una legge che renda davvero accessibili i benefici per i lavoratori ancora esposti all’amianto”, conclude Del Vecchio. “Nonostante la pericolosità del materiale sia nota da decenni, a Taranto si continua a morire di mesotelioma e di patologie correlate”. La riforma strutturale del sistema giuslavoristico appare dunque indispensabile. Non basta aumentare i fondi destinati alle regioni più deboli: serve un modello di giustizia che prescinda dal peso economico dei territori e che garantisca a ogni lavoratore, ovunque si trovi, tutele rapide, uniformi e realmente efficaci.


