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Coppa di Parma Igp: 1/3 fatturato dal preaffettato, export al 16%

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Roma, 16 apr. (askanews) – Una quota export che sale al 16%, portando così il fatturato a 74 milioni di euro. E una crescita del preaffettato, arrivato a rappresentare il 33% del giro d’affari complessivo. Sono i dati 2024 del Consorzio della Coppa di Parma Igp, che racchiude 21 aziende associate per un comparto da oltre 500 occupati tra addetti diretti e lavoratori legati all’indotto. Nell’ultimo anno i volumi sono rimasti costanti rispetto al 2023, con 3,9 milioni di chilogrammi di carne lavorata, di cui 1,9 destinata al prodotto certificato per un fatturato alla produzione di 31 milioni di euro.

Il costo della materia prima (ovvero la porzione muscolare del collo del suino) ha registrato +21% negli ultimi tre anni, ma il prodotto cresce trainato dal preaffettato: sono stati 415mila i chilogrammi di prodotto certificato destinato alle vaschette, che con 25 milioni di euro a valore rappresentano un terzo del fatturato complessivo; una crescita costante che dal 25% del 2021 è arrivato all’attuale 33% dell’indotto. A beneficiarne è stato soprattutto il comparto della Gdo, che con una quota del 70% rappresenta il canale di commercializzazione principale, a cui viene destinato l’intero preaffettato; il canale horeca invece, fondamentale per il Consorzio sia in termini di reputazione che di valorizzazione del prodotto, si attesa sul 30%.

Segnali positivi anche per quanto riguarda l’export, passato dal 10% dell’anno scorso all’attuale 16%, avvicinandosi così ai livelli pre-pandemia quando la quota sfiorava il 20%. La principale area di destinazione è rappresentata dai paesi dell’Unione Europea come Germania, Francia, Belgio e Olanda. Mentre il Canada si conferma il singolo maggior importatore.

Fabrizio Aschieri, presidente del Consorzio di Tutela della Coppa di Parma Igp, in una nota spiega: “nonostante l’aumento dei prezzi relativi alla materia prima abbiamo chiuso positivamente il 2024. Accogliamo con grande piacere la crescita del preaffettato e il rialzo della quota export. E proprio sull’estero dobbiamo investire sempre di più, a maggior ragione dopo l’ultima modifica al disciplinare che ci garantisce un prodotto di qualità superiore grazie a metodi di controllo moderni e precisi”.

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